Ma che lavoro fa la tua mamma?

Ma che lavoro fa la tua mamma?

Oggi ti racconto un episodio personale, ma che spero possa essere interessante anche per te per come vivi la tua professione.  

Qualche giorno fa un amico ha chiesto ad uno dei miei figli : “ma che lavoro fa la tua mamma?”. Candidamente lui mi ha riferito che ogni volta che qualcuno glielo chiede non sa mai cosa rispondere!

Fortunatamente ora che è cresciuto evita risposte astruse come: “fa l’influencer, la social media manager, lavora con radio e tv, sta sempre su internet, organizza tutto o dice alle persone che cosa devono fare !”. Temo le sue risposte abbiano sconvolto più di una persona nel tempo!

 

Capisco però anche la sua difficoltà nel definirmi professionalmente avendomi vista prima come lavoratrice dipendente, poi gestirmi il lavoro per conto mio (sostanzialmente da casa) “inventandomi” una nuova professione, che prima di tutto non ho di certo inventato io e che poi sostanzialmente avevo avuto sempre dentro di me: quella di professional organizer.

 

Se proprio devo darmi una definizione lavorativa questa è: consulente di comunicazione e professional organizer.

Ancora una parola unica non basta rispetto a chi può dire faccio "il fornaio","la maestra", il "dottore" o la "commercialista", però spiegare il mio lavoro mi dà modo di raccontare, anche a seconda della situazione e di chi ho davanti, tutte le cose belle che faccio e che soprattutto mi piacciono.

 

Lo sappiamo, non solo raramente le nuove generazioni svolgeranno per tutta la vita lo stesso lavoro, ma, come insegna Checco Zalone, non esiste più nemmeno il posto fisso!

Credo che questa dinamicità- anche in funzione di una mentalità più aperta al cambiamento ed all’apprendimento continuo- ci possa fare solo un gran bene.

 

Ed in questa situazione, tutt’altro che rose e fiori intendiamoci, mi ci sono ritrovata per scelta andando anche a svolgere il mio lavoro in modalità “slash worker”.

Hai mai sentito parlare di questa definizione?

Deriva dal segno “slash” della tastiera del computer che indica la sbarra trasversale.

Una separazione, quindi.

Ma di cosa?

Di due o più professioni diverse o simili tra loro che si portano avanti contemporaneamente avendo un bagaglio di competenze varie.

Si tratta soprattutto di lavoratori autonomi che scelgono deliberatamente di non legarsi a un unico datore di lavoro e di spaziare il più possibile tra diversi settori e competenze.

I due ambiti, apparentemente diversi, dei quali mi occupo sono la comunicazione ed il professional Organizing.

In realtà anche nel campo della comunicazione ho sempre sviluppato l’area dell’organizzazione eventi istituzionali come forma di comunicazione e credo fortemente che comunicazione ed organizzazione abbiano tanti punti di contatto: l’importanza di percepire l’essenzialità, un certo gusto estetico, il saper individuare le peculiarità di ciascun cliente e valorizzarle, trasmettere consapevolezza.

 

Negli ultimi anni, tra le varie attività che svolgo, ho intrapreso- con moltissima soddisfazione devo ammettere- anche la professione di formatrice.

Questo ruolo è trasversale ai due ambiti nei quali lavoro come slash worker e fa anche da trait d’union.

 

Un’ultima considerazione: credo che anche chi lavora come dipendente debba cercare di aprirsi la strada, ove possibile naturalmente, ad un po' di dinamicità: imparando mansioni nuove, continuando a studiare per il lavoro che fa e per migliorarsi.

 

Ricordiamoci poi che noi non siamo il lavoro che facciamo.

l lavoro non ci definisce, anche se molto spesso è la prima descrizione che diamo di noi stessi quando ci presentiamo a qualcuno o quando descriviamo un’altra persona e diciamo “è architetto” e non “fa l’architetto”.

 

Finché va tutto bene ed abbiamo un buon lavoro è più facile, ma pensiamoci un attimo: valiamo meno quando non abbiamo il lavoro dei nostri sogni? Oppure siamo meno meritevoli se siamo disoccupati?

Non credo proprio; ok a volte è una questione di meriti, moltissime altre volte di contesto e fortuna.

In questo momento mi sento molto fortunata perché faccio ciò che mi piace.

E ne sono consapevole.
Grazie