Da pochi giorni è stata pubblicata da Microsoft l’annuale “Work trend Index” – il rapporto annuale pubblicato da Microsoft insieme a LinkedIn- che analizza le trasformazioni nel mondo del lavoro, con un focus sull’impatto dell’intelligenza artificiale e sulle tecnologie digitali.
I dati emersi ci costringono ad una riflessione profonda sul significato del “lavorare” nel contesto moderno.
Negli ultimi anni, infatti, il concetto di giornata lavorativa ha subito una trasformazione radicale, soprattutto con l’introduzione di tecnologie avanzate e strumenti di produttività, a prescindere dall’utilizzo di Microsoft o di altri sistemi operativi.
I dati impressionanti emersi, che vedremo qui sotto riportati in corsivo, ci portano al concetto di giornata lavorativa infinita: ovvero alla percezione che il lavoro non finisca mai e che di certo non si riduca alle 8 ore lavorative canoniche.
Con il lavoro noi siamo praticamente sempre connessi.
Con la possibilità (forse sarebbe più corretto parlare di obbligo) di essere sempre disponibili, molti lavoratori si trovano a rispondere a e-mail e a partecipare a riunioni anche al di fuori dell’orario di lavoro tradizionale.
Questo fenomeno è stato amplificato dall’uso di strumenti come Microsoft Teams e Outlook, che rendono la comunicazione istantanea e continua.
Alcuni dati.
Per un buon 40 per cento di chi ha un lavoro d’ufficio e utilizza i sistemi Microsoft, la giornata lavorativa inizia alle 6 del mattino con un primo controllo delle mail.
Ogni giorno, ciascun lavoratore ne riceve in media 117: con una simile quantità, non c’è da stupirsi se in molti casi la lettura richiede meno di sessanta secondi .
A partire dalle 8 del mattino, gli scambi si spostano sulla piattaforma Microsoft Teams. I messaggi in chat sono più rapidi, più immediati, ma anche più frequenti: ciascun lavoratore ne riceve in media 153 ogni giorno feriale, una cifra che a livello globale cresce del 6 per cento rispetto all’anno precedente. Per il lavoro d’ufficio, le fasce orarie più produttive sono quelle tra le 9 e le 11 e tra le 13 e le 15: ma sono anche quelle in cui viene fissata la metà delle riunioni. Queste ultime sono spesso organizzate all’ultimo minuto (capita nel 57 per cento dei casi) e si concentrano soprattutto il martedì (23 per cento), molto meno il venerdì (16 per cento).
Tra call, notifiche e-mail, la media è di un’interruzione ogni due minuti.
In serata e nel fine settimana i ritmi rallentano, senza però lasciare pienamente spazio al riposo.
Il Work trend index 2025 di Microsoft sottolinea infatti come, nell’arco di appena un anno, si assista a un incremento del 16 per cento del numero di riunioni fissate dopo le 20. Da un lato, è il prezzo da pagare per interfacciarsi con team sempre più flessibili, in cui c’è chi lavora da freelance e c’è chi si connette da altre zone del mondo, con fusi orari diversi. Dall’altro lato, significa non staccare mai. Sempre il rapporto di Microsoft rivela che, in media, ogni dipendente invia o riceve oltre 50 messaggi lavorativi al di fuori dell’orario standard. Entro le 22, circa uno su tre ricontrolla la propria casella di posta. Nel weekend non va molto meglio: quasi il 20 per cento dei dipendenti controlla le mail entro le 12 il sabato e la domenica, poco più del 5 per cento anche la domenica dopo le 18.
Il riferimento principale della ricerca è ai lavoratori dipendenti, ma possiamo facilmente intuire quanto questo si possa estendere anche a tutti i liberi professionisti che si rapportano ad aziende o ad altri lavoratori indipendenti.
Si parla sempre più insistentemente di diritto alla disconnessione, un principio che può essere sancito legalmente oppure attraverso policy che ogni azienda si auto-impone.
Da un lato, la flessibilità offerta dalle varie tecnologie permette ai dipendenti di gestire meglio il proprio tempo e di lavorare da qualsiasi luogo.
Dall’altro lato, però, questa continua connessione può portare a stress e burnout (ne parlo in un precedente articolo), poiché i confini tra lavoro e vita privata diventano sempre più sfumati.
Per affrontare questa sfida, è fondamentale che le aziende adottino politiche che promuovano un equilibrio sano tra lavoro e vita privata. Ad esempio, stabilire orari di “disconnessione” durante i quali i dipendenti non sono tenuti a rispondere a comunicazioni lavorative può essere una soluzione efficace. Inoltre, l’uso di strumenti di monitoraggio del benessere dei dipendenti può aiutare a identificare e prevenire situazioni di stress eccessivo.
Due ulteriori riflessioni:
- È essenziale che le tecnologie siano utilizzate in modo equilibrato, ma è senz’altro altrettanto importante imparare ad auto regolarsi ed a rapportarsi con gli altri esattamente come vorremmo che gli altri si rapportassero a noi: se ci infastidisce essere chiamati all’ora di pranzo, evitiamo di farlo per primi noi anche la volta in cui abbiamo una “presunta emergenza” e ci serve al volo un’informazione.
- Suggerisco sempre alle aziende di stilare un piccolo prontuario di regole di comunicazione interna per evitare tante situazioni spiacevoli e suggerisco anche ai liberi professionisti di fare altrettanto e buttar giù delle regole da rispettare… per rispettare se stessi.