La nostra unicità anche a lavoro


Vorrei prendere in prestito il bellissimo discorso fatto qualche giorno fa a Sanremo da Drusilla Foer a proposito dell’UNICITA’.

Dopo aver sottolineato quanto sia “antipatico” il concetto di diversità, l’artista ha parlato del valore dell’ascolto, della consapevolezza, della conoscenza e dell’accettazione delle nostre unicità.

Proviamo a riportare questa riflessione nella sfera lavorativa per fare un’introspezione?

Vita privata e vita professionale sono e devono rimanere separate, ma entrambe fanno parte di noi; è quindi importante almeno ogni tanto dedicare tempo ed energie a riflettere su chi siamo “lavorativamente parlando” e perché siamo speciali rispetto agli altri.  

Mi ricollego a quanto avevo scritto sull’articolo a proposito del Golden Circle di Simon Sinek e ribadisco quanto sia importante soffermarsi a riflettere sul perché facciamo un certo lavoro o ricopriamo un determinato ruolo.

Per migliorare il nostro modo di lavorare o affrontare un cambiamento -come potrebbe essere una nuova sfida lavorativa – è imprescindibile una riflessione sulle nostre unicità.

Lo dico sempre nelle mie consulenze: la fase della consapevolezza è alla base di tutto, inutile e controproducente sarebbe iniziare a voler cambiare o migliorare senza passare da questo momento di riflessione.  

Il lavoro che facciamo ovviamente potrebbe essere svolto da tante altre persone (per questo ricordiamoci sempre che non siamo insostituibili!), ma sicuramente nessuno lo farebbe COME lo facciamo noi perché ognuno di noi svolge le varie attività secondo le proprie caratteristiche, esperienze, competenze specifiche, valori.

Ci sono tanti modi per analizzare chi e come siamo sul lavoro.

In generale consiglio sempre una fase di “automonitoraggio” che consiste nel guardarsi dall’esterno e monitorare, con appositi programmi o manualmente, le nostre attività, il tempo che ci mettiamo a svolgerle, le sensazioni che ci fanno provare ed i momenti della giornata nei quali un’attività ci riesce meglio.

Dominique Loreau nel suo “L’arte delle liste”, ci suggerisce di utilizzare le liste non solo per non dimenticarci delle attività che dobbiamo svolgere, ma anche per diventare più consapevoli di noi stessi, innescando una sorta di “rinnovamento spirituale”.

Impareremo a registrare le cose che amiamo, quelle che ci infastidiscono, le nostre qualità, debolezze, le speranze e gli obiettivi.

Perché scrivere “aiuta a riflettere due volte” e farlo in maniera sintetica attraverso una lista ci obbliga a definire le cose in modo chiaro, osservare la situazione con maggior perspicacia e maggiore consapevolezza.

Ed allora un efficace esercizio per capire chi siamo veramente a lavoro e cosa ci rende unici potrebbe essere buttar giù delle liste sintetiche dei nostri punti di forza, di debolezza e di quello che gli altri ci dicono apprezzare maggiormente di noi.

“Facile? Per niente. Bisogna capire di cosa è composta la nostra unicità, di cosa siamo fatti noi. Delle cose belle. Le ambizioni, i valori, le convinzioni, i talenti. Ma i talenti vanno allenati, seguiti. Delle proprie convinzioni bisogna avere la responsabilità. Delle proprie forze bisogna avere cura. Non è facilissimo. Entrare in contatto con la propria unicità è un lavoro pazzesco! “dal monologo di Drusilla Foer a Sanremo.

Avere un quadro preciso di tutto questo, come ha concluso Drusilla, ci permetterà anche di essere più tolleranti e rispettosi delle caratteristiche degli altri per collaborare con maggiore apertura mentale.

Non so voi, ma a me sono già venute le bolle di fronte a tutto il battage pubblicitario in previsione di San Valentino: se febbraio è convenzionalmente il mese dell’amore, proviamo ad utilizzarlo come spunto di riflessione sull’amore per noi stessi e per una nuova consapevolezza di quello che siamo e che vorremmo diventare.

Auguri a tutti!


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