Detto così suona come una cosa troppo lontana per riguardarci veramente.
Non siamo probabilmente dei politici, non lavoriamo nel mondo dello spettacolo, non ci sembra di doverci esporre più di tanto davanti agli altri e quindi non ce ne preoccupiamo più di tanto.
Eppure, ogni volta che dobbiamo presentare dei dati in azienda davanti a 5° 6 persone, riferire di una problematica che ci sta a cuore alla riunione di condominio oppure presentarci agli altri durante un corso di formazione vorremmo scappare a gambe levate.
Come sarà capitato a molti altri, le prime prove di pubblic speaking che ho affrontato nella vita sono state l’esame di maturità e la discussione delle tesi di laurea e del master.
In quei casi, a parte l’emozione, credo di non aver provato (o forse sono passati troppi anni e non lo ricordo più bene😊) una vera e propria tensione negativa perché ho vissuto quelle esperienze come il culmine e la agognata conclusione di un percorso formativo assaporandone ogni momento con orgoglio.
Ho vissuto invece malissimo i primi momenti in cui sono stata chiamata a parlare in pubblico durante le presentazioni alla forza vendite nella prima azienda in cui ho lavorato nell’ufficio marketing e comunicazione: la Gig, Giochi Preziosi.
Si è trattato del mio primo “lavoro serio” dopo un po’ di lavoretti stagionali e sicuramente l’esperienza che mi ha dato l’imprinting per diventare ciò che sono ora professionalmente.
Il mio ruolo era quello di product manager ed oltre allo sviluppo prodotti, il lancio al pubblico ed i rapporti con i fornitori, dovevo occuparmi appunto delle presentazioni alla forza vendite che poi avrebbe dovuto distribuire il prodotto alla piccola e grande distribuzione.
C’erano quindi due/tre momenti all’anno in cui dovevo parlare davanti a circa 80 persone, spesso scettiche e preoccupate poi della fattibilità del loro arduo compito su un mercato competitivo e saturo.
Nonostante la maggior parte di queste persone fosse anche molto gentile e disponibile, ricordo perfettamente la sensazione di malessere fisico che provavo prima di quelle presentazioni.
Ho dovuto lavorare molto su me stessa e, soprattutto, sul materiale che andavo a presentare.
Sicuramente partivo svantaggiata dal mio carattere piuttosto timido e riservato, ma avvantaggiata dagli studi in comunicazione.
Con il tempo ho imparato costruite “ad arte” le mie presentazioni in modo da catturare l’attenzione del pubblico, fornirgli tutte le informazioni delle quali avevano bisogno e cercare il confronto e l’interazione.
Passate quindi le prime difficoltà dovute all’inesperienza, ho iniziato a provare nelle presentazioni quella magica sensazione vissuta alla maturità e durante la discussione della tesi vivendo con orgoglio la presentazione del mio lavoro e di ciò che avevo preparato nei mesi precedenti.
Credo sia questo primo tra tutti il segreto per sconfiggere la paura di parlare in pubblico: essere convinti ed orgogliosi di quel che si andrà a presentare.
Poi ci sono sicuramente molte strategie ed accorgimenti per prepararsi meglio.
Vediamone alcuni.
Riuscire ad esprimersi bene in pubblico rappresenta una soft skill e sta ad indicare la capacità di esprimersi con efficacia e chiarezza di fronte ad un gruppo di persone.
Significa anche riuscire a comunicare con chiarezza quel che abbiamo in testamettendosi in relazione con gli altri (è questa la differenza tra informare e comunicare).
Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo aver cura di combinare al meglio tre ingredienti principali: l’attenzione al contesto in cui si comunica, la consapevolezza di noi stessi e di ciò che si comunica, il discorso vero e proprio.
Il contesto
Dare la giusta rilevanza al contesto nel quale avverrà la comunicazione significa fare attenziona a:
- adattare l’approccio e il linguaggio a quello degli interlocutori in modo da risultare comprensibili, interessanti e facile da ascoltare
- conoscere il luogo in cui si tiene il discorso può aiutarci a sentirci a nostro agio nello spazio a disposizione (seduti, in piedi, …) oltre che per predisporre eventuali elementi a supporto della presentazione (lavagna, slides, microfono etc)
- valutare quanto tempo si avrà a disposizione per essere certi di trasmettere tutti i messaggi importanti
Consapevolezza di sé stessi e di ciò che si va a comunicare
Come accennato prima, per avere successo nel parlare in pubblico ci si deve preparare!
Ciò che andremo a comunicare dovrà essere quindi di interesse per chi ascolta e ben strutturato nell’ordine di esposizione.
Dobbiamo inoltre essere consapevoli che il linguaggio del corpo (aspetti non verbali della comunicazione), ha un impatto emozionale sul pubblico. Gesti, postura, movimento nello spazio, espressioni del volto, uso dello sguardo rendono credibile il messaggio se sostengono il discorso e lo rinforzano.
Il discorso
Per preparare bene il nostro discorso (da preparare rigorosamente per iscritto, ma da non leggere assolutamente) un’ottima tecnica è quella dell’”elevator pitch”.
Questa strategia prende il nome da uno “startupper” che doveva con un solo discorso essere in grado di fare colpo su un potenziale investitore incontrato in ascensore.
E quindi in pochissimo tempo- il tempo della corsa in ascensore-lo startupper doveva descrivere se stesso e la propria idea in modo sintetico ma così efficace.
La tecnica dell’elevator pitch è strutturata in 3 passaggi:
- Problema –descrivi brevemente il problema che intendi risolvere andando a cambiare la situazione attuale
- Soluzione – esponi la tua idea spiegando in cosa consiste e in che cosa è diversa dalle altre
- Vantaggi – evidenzia dove risiede l’opportunità per chi ti ascolta e per i destinatari del tuo progetto
Se una persona timida come me è riuscita a parlare in pubblico in contesti aziendali, presentazioni al pubblico, a volte anche alla radio o in tv e nei corsi di formazione significa che il public speaking è fattibile per tutti!