Nell’era del troppo, fa molto più rumore il silenzio.


Lo scorso mese si è svolto il convegno “Equilibri mentali nell’era del troppo” alla Camera dei Deputati organizzato da APOI in collaborazione con AIF. 
Ho avuto il privilegio di occuparmi dell’ufficio stampa dell’evento.

Le tematiche affrontate sono da sempre al centro delle consulenze e della mia attività di formatrice e per questo evento, si sono dimostrate anche fortemente “notiziabili” visto l’interesse dalla stampa nazionale.
Perché sono “urgenti”. Perché riguardano TUTTI. 

Condivido volentieri quello che è emerso durante il convegno.

 Il “troppo” non è più solo una sensazione

Viviamo in una società caratterizzata da iperconnessione, moltiplicazione dei ruoli e un flusso continuo di informazioni. Non è solo una percezione: è un dato.

La ricerca scientifica parla chiaro:

  • il sovraccarico informativo riduce la capacità di elaborare le informazioni e aumenta stress e affaticamento mentale
  • la mente umana ha limiti biologici precisi e non può gestire quantità infinite di input contemporaneamente
  • la cosiddetta “povertà di tempo” è oggi considerata un fattore critico per la salute, con impatti concreti sulla qualità della vita

A questo si aggiunge un elemento spesso invisibile ma potentissimo: il carico mentale.
Quella pianificazione continua, quel “tenere tutto insieme”, che non si vede ma pesa ogni giorno – soprattutto nelle vite già complesse tra lavoro, famiglia e responsabilità.

Organizzazione personale: da competenza operativa a leva di benessere

Uno dei messaggi più forti emersi dal convegno è stato questo:

l’organizzazione personale non è solo efficienza, è salute mentale.

Non si tratta più solo di “fare meglio” o “fare di più”.
Si tratta di vivere meglio.

Gli studi presentati mostrano che:

  • sviluppare competenze di gestione del tempo riduce ansia, burnout e discontrollo emotivo
  • aumenta il senso di efficacia personale
  • migliora la capacità decisionale e il benessere complessivo

In altre parole, organizzarsi significa creare filtri, definire priorità, costruire confini ed alleggerire il carico cognitivo.

È un vero e proprio lavoro di “ergonomia dell’informazione”: progettare il modo in cui gestiamo ciò che entra nella nostra vita.

E quel silenzio a cui ho fatto riferimento nel titolo di questo articolo?

Si tratta di una frase pronunciata da uno dei relatori del convegno- lo psicologo Marco Cristian Vitiello.
Quel silenzio non è assenza.

È spazio.

Spazio per scegliere.
Spazio per pensare.
Spazio per respirare.

Ed è proprio questo il cuore del lavoro di un professional organizer:
non aggiungere, ma togliere il superfluo per restituire chiarezza.

Non posso non ringraziare chi ha ideato e promosso questo incontro, le “colleghe APOI” Sara Mantovani e Francesca Procopio, la nostra Presidente Sandra Janousek, Chiara Battaglioni, Selina Angelini e tutti quelli che hanno lavorato per renderlo possibile.
E poi la stampa che ha dimostrato attenzione e interesse verso queste tematiche. 


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